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                                                           GRUMENTO

Il sito, frequentato fin da epoca preistorica, divenne sede di una città romana fondata agli inizi del III secolo a.C., al momento della romanizzazione della Lucania, contemporaneamente alle colonie di Venusia (291 a.C.) e di Paestum (273 a.C.), e ubicata in posizione strategica, all'incrocio di strade di ampia comunicazione. Nel IV secolo divenne sede episcopale, decadendo progressivamente nel corso del V secolo, quando cominciò l'abbandono del centro, successivamente incendiato dai Saraceni nell'872. Fortificato dai Normanni, entrò poi a far parte della contea di Marsico e dei possessi dei Sanseverino.

Il Parco Archeologico di Grumentum, che comprende le rovine dell'antica città romana, è raggiungibile percorrendo un tratto della SS 103 e, di qui, un tracciato che conduce in loc. Città a 585 metri di altitudine. L'antica colonia, situata su una collina alla confluenza tra il torrente Sciaura ed il fiume Agri, è caratterizzata da un impianto urbanistico regolare, con tre strade principali che attraversano l'abitato in tutta la sua lunghezza, tagliate da una serie di vie minori trasversali. Lungo una di queste tre arterie si dispiegano l'area del Foro e quella del teatro, presso il quale si apre l'accesso al Parco archeologico.

L'area abitata è racchiusa da un circuito difensivo, il cui tracciato segue il ciglio della collina, con quattro grandi porte per il passaggio dei carri e tre ingressi per il transito pedonale. La zona del Foro, che rappresenta il centro politico, giuridico e commerciale della città, comprende gli edifici del Capitolium, tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, la Basilica, aula preposta alla amministrazione della giustizia, ed infine il mercato pubblico (macellum); i due lati lunghi del Foro sono occupati da tabernae (negozi), con porticato antistante. Proseguendo verso sud, lungo l'antico asse stradale, si incontra la domus, immediatamente a nord del teatro; l'edificio ricalca lo schema planimetrico caratteristico della casa romana ad atrio e peristilio. L'ingresso è sul lato occidentale, con accessi secondari sui versanti nord e sud. La parte meridionale è dotata di peristilio (giardino porticato) e di tre vani da soggiorno (triclinia), costituendo il quartiere di rappresentanza dell'abitazione. Tali ambienti sono finemente decorati con pareti e soffiti intonacati e dipinti, e pavimento a mosaico in bianco e nero. Sul lato opposto sono collocati altri due triclinia, con pareti intonacate e pavimenti a mosaico policromo a motivi geometrici e vegetali; essi, aperti verso est, si caratterizzano più specificatamente come stanze di soggiorno invernali. In asse con il peristilio è l'atrio, con vasca (impluvium) per la raccolta dell'acqua piovana, convogliata poi in un pozzo vicino. Sul lato nord-ovest dell'atrio vi è una ampia nicchia rivestita in marmo, con pavimento a mosaico, destinata a contenere le divinità protettrici della casa (Lari). A nord dell'atrio vi sono altri tre piccoli vani, pavimentati a mosaico bianco con riquadro centrale in opus sectile (marmi intarsiati), destinati a cubicula (camere da letto). Altri vani a sud si caratterizzano quali ambienti di servizio, per la presenza di una cucina e di un vano - bagno. La casa era dotata di un complesso sistema di canalizzazioni per l'approvvigionamento di acqua corrente e per il deflusso di quella piovana e di scarico. La domus venne frequentata per un periodo piuttosto lungo, dall'età augustea (fine I sec.a.C.) fino alla metà del IV secolo; la complessità e l'accuratezza dell'apparato decorativo inducono ad identificarla come la residenza di un personaggio di importanza notevole nell'ambito della comunità di Grumentum. Adiacente alla domus, lungo il lato ovest è il teatro, con cavea semicircolare attualmente conservata per una altezza di poco più della metà di quella originaria (9 m. circa).

La facciata esterna era costituita da una doppia fila di arcate con una serie di accessi ai sedili in pietra, raggiungibili attraverso gradinate. La cavea (area destinata al pubblico) è suddivisa in cinque settori (cunei ), con tre vomitoria (corridoi di accesso alle gradinate) che, insieme ai passaggi laterali tra la cavea e l'edificio scenico, immettevano direttamente nell'orchestra. Quest'ultima era la zona in cui talvolta agivano gli attori, antistante all'edificio scenico e con una fronte a tre porte. L'intero complesso, impiantato in età augustea, venne utilizzato fino al momento finale della città, ossia il V secolo. Alle spalle dell'edificio scenico del teatro è collocata un'ampia aula porticata, con resti di ambienti pavimentati a mosaico; a nord è ubicato il tempietto di tipo italico, orientato in senso est-ovest, con gradinata di accesso sul lato occidentale, aperta sull'asse stradale. L'edificio è dotato di un alto podio, pavimento in cocciopesto, pareti intonacate e dipinte, colonne con fusto in legno rivestito di intonaco rosso.

Dell'elevato del tempio non resta nulla, ma si ipotizza una fronte con quattro colonne, decorata da antefisse a testa femminile. In asse con il podio, nell'area antistante, è collocato l'altare per i sacrifici. A circa 600 m. a nord, in posizione periferica rispetto all'impianto urbano, a riposo del circuito murario, è l'anfiteatro. Tale collocazione sembra dettata dalla necessità di reperire un pendio naturale su cui impostare la struttura. L'ampia arena è circondata ad ovest da un corridoio con copertura a volta e muri radiali che sostenevano le gradinate, sfruttando il declivio naturale; la parte orientale è invece costruita interamente, con una serie di ingressi dotati di copertura ad arco. L'impianto, al pari di quello di Pompei, è databile al I sec. a.C., ed è da considerare tra i più antichi finora noti in Italia.

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